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02/03/12

Reminiscenze

Mi sembra di essere a Meduseld prima che vi trionfasse Gandalf: vedo il Re Théoden ridotto a strisciare dai veleni del consigliere Gríma Vermilinguo. Mi auguro che il Connettivismo si desti presto da questo letargo infernale, da questo sonno maledetto di Kali Ma.

24/02/12

Il culto di Jiganya

Gli officianti si sono riuniti nella pianura. Davanti a loro c'è un gigantesco idolo in forma di piramide dorata con un grande occhio al centro. Il suo nome è Jiganya. Gli officianti salmodiano e venerano Jiganya elevando formule stereotipe e compiendo sacrifici, tutti presi dal loro fervore. Io mi rifiuto di adorare un manufatto. Sono quello che non si unisce al culto e avverte gli officianti del pericolo che corrono, dicendo loro: "Guardate che solo la superficie dell'idolo sembra fatta d'oro, dentro è pieno di cacca". Non ci sono dubbi: è ben comprensibile che per questo motivo io sia tutto fuorché amato dagli idolatri.

A mio avviso la morale di questo microracconto non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Chi ha orecchie per intendere intenda. 

05/10/11

Bardo Thodol

Mi osservo dall'alto del soffitto, fluttuando in questa atmosfera densa che disperde i contorni delle cose in un arcobaleno di fatemorgane. Vedo l'osso craniale divelto, l'encefalo bianco come il teschio di un antico Faraone aggredito da una massa di cagnotti guizzanti. Lascio dietro il mio trapasso questi residui genomici nel loro marcire, mentre nuove definizioni del concetto stesso di esistenza si estendono davanti a me. Un tunnel di tenebra si apre poco lontano, impaziente di ghermirmi. Sono molto più interessato all'analisi delle sensazioni, prima di inabissarmi devo trovare una spiegazione di questo freddo pungente che mi assale.

29/09/11

Intervista a Marco "Antares666" Moretti su Quaz-Art-it




Ecco l'intervista fatta a me dal carissimo amico Alessio Brugnoli e pubblicata su Quaz-Art, lo spazio espositivo virtuale ideato per dare visibilità alle avanguardie artistiche. Colgo l'occasione per ringraziare di cuore Alessio e gli altri membri della Redazione di Quaz-Art, facendo a tutti loro i miei più sentiti complimenti per la preziosa opera che portano avanti. Per leggerla basta seguire il link qui sotto:


Riporto in questa sede alcuni brevi estratti:

Cos'è per te l'avanguardia? Come potrà evolversi la letteratura italiana? Come può uscire dalla sua torre d'avorio e ricominciare a descrivere la vita?

È avanguardia tutto ciò che si esprime attraverso idee e forme nuove, che nessuno prima avrebbe potuto immaginare, e soprattutti paradigmi, ovvero modi di vedere l'esistenza. Un'associazione incapace di trasmettere paradigmi, penso che non possa essere definita avanguardia. Certo, i rischi sono numerosi: anche un'avanguardia promettente può sclerotizzarsi e finire col decadere fino a disgregarsi in polvere. Occorre evitare di cristallizzarsi in stereotipi e di consumarsi in inutili rivalità interne ed esterne. È indispensabile riuscire a seguire i flussi informativi e a non esserne sopraffatti. A parer mio, ogni prodotto di un'avanguardia deve in qualche modo fondarsi su una forma di Pensiero Forte. Una volta un commentatore mi ha fatto notare che nei miei post c'è qualcosa di medievale e potente che li rende ben diversi dal postmodernismo balbuziente di fronte al concetto stesso di Verità. Quel commento ha molto contribuito ad aumentare la mia sicurezza. Il Pensiero Indebolito che degenera nell'inconsistenza cognitiva non è una buona strada, perché porta alla dispersione entropica. Vedo in Italia esperimenti molto interessanti e meritori, che porteranno di certo a un grande fioritura artistica.

Cos'è il Connettivismo? Che ti ha spinto ad avvicinarti a questo movimento?

Ho incontrato il Connettivismo per la prima volta nel 2004, quando da poco ero diventato un blogger in Splinder. I miei occhi cadevano sempre sui post di Sandro "Zoon" Battisti in homepage, e sentivo lo strano ed oscuro fascino del blog Cybergoth. Sandro "Zoon" aveva fondato il portale insieme a Giovanni "X" De Matteo e a Marco "Pykmil" Milani, e vi aveva pubblicato un sublime Manifesto.

Così agli inizi del 2005 ho cominciato ad apporre come commenti alcuni testi nello stile di Cybergoth, e da ciò è nata la mia adesione al Movimento Connettivista.

Ho subito visto qualcosa di completamente nuovo nello scenario culturale non solo italiano ma anche mondiale: l'aggregazione di memi, ossia di pacchetti di informazione, che si condensavano fino a creare piccoli gioielli, ogni post in pratica era come un universo. Così la mia partecipazione a Cybergoth è divenuta realtà.


Da quel momento in poi è stato un crescendo, una grande espansione, che ha portato il Movimento a molteplici progetti come la pubblicazione della Fanzine cartacea Next, diverse antologie di racconti, la trasmissione musicale Tersicore, edizioni della NextCon ed altro ancora.

Quello che distingue il Connettivismo è la sua natura eclettica, che non si ispira a una forma di pensiero unico imposto con la forza a tutti i suoi membri, ma lascia ad ognuno la possibilità di suonare uno strumento diverso pur contribuendo tutti a una grande sinfonia e alla diffusione dei propri paradigmi.


Perché la Fantascienza? E' veramente una letteratura di idee? Oppure si limita a rappresentare gli incubi e le paure del presente?


La Fantascienza è un mezzo potente per diffondere idee, verso cui purtroppo esistono ancora tenaci pregiudizi: ogni tanto mi imbatto in qualcuno che la ritiene una specie di pornografia.

Di certo è un genere legato indissolubilmente all'incubo, ma questo non ne esaurisce affatto le possibilità espressive. Mi dispiace che per molti l'attrattiva della Fantascienza consista in una serie di feticci, come robot, astronavi, macchinette varie e mostri, senza nulla oltre questa parvenza fenomenica.


Questo feticismo impedisce di guardare gli immensi panorami che si estendono al di là dell'oggetto e di scorgere profondità filosofiche. Quello che ha reso grande Philip K. Dick non sta certo in trovate tecnologiche spesso inverosimili, ma nella sua consapevolezza della natura labile della realtà che diamo per scontata.


Purtroppo noto un'altra tendenza distruttiva: molti si imbarcano in discorsi interminabili sul declino della Fantascienza, arrivando a compiere una specie di improduttivo harakiri spirituale, tediando all'infinito i partecipanti a mille convegni con disquisizioni cervellotiche sulle cause di questa decadenza.

[leggi su Quaz-Art.it]

21/09/11

Formattazione

Il Fuoco Fatuo è la Verità. L'Ultima Verità. Sento i cagnotti pullulare tra le pieghe del mio cranio spaccato e disseccato da questo sole infame, maligno. Divorano residui delle mie sinapsi, l'antico intelletto esposto alla luce infetta di questa estrema masticazione. Non esiste flusso temporale, c'è soltanto un Orizzonte degli Eventi che come un'oscura barriera di tenebra densissima tutti ci attrae e ci stritola. Filtraggio quantistico di ogni emozione, Morte Assoluta nell'Ossop.

09/02/11

Immettere informazione per evitare il trapasso

Pre-morte. Questa è in fin dei conti la condizione del Connettivismo in questi difficili giorni, che lo si voglia ammettere o meno. Il corredo genetico della Sorgente Aperta è un insieme di proteine memetiche autoreplicanti, nate dall'aggregazione senziente di materiale residuale e molteplice accumulatosi in anni di ricombinazione di precedenti paradigmi dissolti. Una volta formatosi il Nuovo Paradigma, questo poteva crescere soltanto nel buio più assoluto, come una bella di notte che lontana dal mortifero veleno solare ha la sua sola possibilità di espansione. E così è stato per diversi anni, sommamente fecondi e produttivi. Poi sono giunte nuove ambigue istruzioni, all'inizio confuse tra i tanti flussi cognitivi e infine iniettate nel genoma concettuale del Movimento da retrovirus assolutamente estranei alla sua natura. Forse proprio la definizione di Sorgente Aperta ha appiattito le nostre difese immunitarie, impedendo il riconoscimento dell'alienità di questi comandi deleteri. Perché tutte le istruzioni maliziose usano mascherarsi. Un punto debole esiziale ha funto da porta d'ingresso, portando ad una situazione hiv-simile. Una volta avvenuta la fatale iniezione e disattivati gli anticorpi, niente è più stato lo stesso. Così penso che per contrastare questa tendenza luttuosa, pur senza troppe speranze di successo, sia necessario innestare vaccini costituiti da potenti flussi informativi. Riportare le cose all'Origine. E soprattutto è neccessario rifuggire i riflettori, cancri fotonici capaci di inibire ogni creatività e di far avvizzire ogni perfezione, esponendola alla desolazione del mondo e alle sue perfide logiche di mercato.

04/02/11

Turpe

Un sogno schifoso, imbarazzante, abominevole. Eppure sento l'impulso di raccontarlo ugualmente in questa sede. Mi trovavo in un vano sotterraneo posto sotto la linea gialla metropolitana di Milano. Sembrava un sepolcro, tutto fatto di marmo grigio e illuminato da fioche luci. Ero in quell'ambiente con la bionda A., e copulavo selvaggiamente con lei. Sembrava una cosa reale, tanto era densa, palpabile. Eravamo entrambi nudi, e io la penetravo con impeto, finendo con l'eiaculare più volte dentro di lei. Ogni volta che emettevo il seme, mi tornava subito una poderosa erezione e riprendevo. Ero del tutto privo di intelletto, come una bestia, non mi si formavano parole in testa e pensavo soltanto ad ancheggiare, la mia virilità turgida nel vaso della bionda A., mi stupivo di quanto fosse imponente il priapo tumefatto. Il più delle volte eravamo faccia a faccia, altre more ferarum. Ad un certo punto mi sono accorto che c'era qualcuno che ci osservava da una specie di finestrino di vetro annerito. Ho così intravisto Aldo, Giovanni e Giacomo. Sentivo che facevano commenti volgari, facendo notare che lo facevamo come animali, che lei non mi faceva neanche un pompino, e via discorrendo. Le parole scorrevano dentro di me, le ricordavo ma non le capivo: quando la favella mi è tornata ero fuori dal talamo sepolcrale e mi aggiravo nella nebbia. Avevo un grande senso di fastidio alle vie urinarie e ai genitali: tutta quell'attività copulatoria mi aveva provocato una grave congestione. Nella Milano nebbiosa, davanti a me c'era un edificio universitario, e nell'aula magna si teneva un convegno. Sono entrato e mi sono seduto in un posto in prima fila. Quando il convegno ha avuto inizio, mi sono accorto che c'era M. L. seduta sul banco dietro di me, vestita di rosso. Mi sorrideva in modo lubrico e mi strusciava un piede nudo contro un braccio. Allora le ho preso il piede, e ho constatato che era lurido, con le unghie sporche e lunghe, simili ad artigli. Sono corso via fuggendo in preda a un disgusto viscerale, con i conati di vomito, l'odore di sudiciume che mi saturava le narici. Tutto d'un tratto mi sono ricordato che dovevo trovarmi alla stazione del metro con Logos e 7di9. Dovevamo andare a una convention del Connettivismo ed ero in ritardo pauroso. Dopo aver passato un tempo che mi parve eterno tra i diverticoli sotterranei, rischiando di perdermi, sono arrivato ad una specie di bar anomalo: il banco dove servivano bevande e cibi non era delimitato da pareti, ma si trovava nell'ambiente della metropolitana e aveva forma semicircolare. Il banco era di un bianco abbacinante, come il pavimento e le pareti. Era un open space fatto di plastica. C'erano cucine con fornelli e lavandini ricavati da blocchi di acciaio. Lì c'era il carissimo Logos che mi attendeva. Non c'era 7di9. Ci siamo messi a parlare. Lui vestiva con una giacca nera e una sciarpa bianca. Solo a quel punto ho visto che al banco c'era Giovanni X, con un cappello da chef in testa. Mi ha salutato e abbiamo parlato un po'. Con grande lucidità gli ho chiesto come mai il sito Next-Station non fosse ancora aggiornato. Lui mi ha risposto in modo incomprensibile, fuori dal contesto, e ha spinto davanti a me una gran padella piena zeppa di molluschi cotti e spinaci. I molluschi erano di una specie non identificata, sembravano vagamente seppie ed emanavano un cattivo odore. Gli ho chiesto spiegazione, e lui ridendo mi ha messo nel piatto gli spinaci, tenendo per sé i molluschi. Anche se erano andati a male, io volevo ingozzarmene, spinto da un impulso insano. Ero furibondo perché nel piatto avevo gli spinaci, che erano bolliti male e rinsecchiti, senza il minimo condimento. Ho afferrato la padella, strappandola di mano a Giovanni X, e ho cominciato a ingurgitarne il contenuto, bevendo una gran quantità di vino asprigno e mosso. Logos mi guardava con un'espressione di rimprovero, temendo che potessi vomitare sul banco. A questo punto mi sono svegliato e per qualche istante ero in panico, convinto assurdamente che la mia vergognosa avventura onirica con A. potesse averla ingravidata.

16/09/10

La microscopica avanzata dell'esercito nanorobotico

Una colonna di minuscoli aracnidi metallorganici avanza lungo le arterie delle mie braccia, determinata, del tutto pervasa dalla sua volontà di dissolvere i portentosi noduli cancrenosi che mi sono cresciuti nel tessuto muscolare, complice un'infezione di origine aliena. Avverto ogni passo lasciato dalle zampette di questi organismi né biologici né meccanici sulle pareti del mio radicato tumore angioplastico. Ogni colpo dato dagli artigli alle cellule impazzite di tali vasi sanguigni trasmette al mio encefalo sensazioni di brivido metafisico. Non oso formulare ipotesi in questa morbosa situazione: quando si sta per essere colonizzati si smarrisce di colpo ogni certezza razionale. All'improvviso qualcosa penetra nel mio subcosciente. So per certo che quelle stelle marine dallo sgargiante pigmento prussico approfitteranno della situazione per trasmettersi nel circolo linfatico. Presto sarà battaglia, nello stesso nucleo della nete neuronica che lega tra loro le mie sinapsi in un diagramma multidimensionale. La mia autocoscienza comincia a scemare, a farsi scoria organica...

07/08/10

Psicopompo

L'alcolemia confonde i suoni, impedisce il recupero mnemotecnico di ciò che la pressione di un semplice tasto ha annichilito, per colpa di una maledetta disfunzione della piattaforma blogosferica. Non riesco neanche più a organizzare cosa avevo digitato. So soltanto che era stato generato da una fonte incredibilmente cristallina. Avrebbe potuto rivaleggiare con i versi di Shakespeare e di Dante. E adesso è perduto, come i canti di Nerone che nessuno ha voluto tramandare ai posteri. E' volato via, seguendo un percorso ben più irreversibile di quello di chi spira il suo ultimo fiato nel trapassare. Chi muore infatti trasmigra e rinasce in un nuovo ventre, mentre le sue componenti più volatili perdurano come memi e fantasmi nell'etere. Invece quello che mi è stato rubato non si incarnerà da nessuna parte. E' soltanto brusio indistinguibile. Un sogno su cui si è stesa la coltre del pesante sonno privo di REM, un'evanescente visione spazzata via come un soffione al vento di bora.

Il canto funebre delle poesie perdute

Stridente si innalza il mio lamento eterno attraverso i cunicoli dell'Ade. Piango e piangerò per sempre quei versi ispirati dal Sublime che sono andati distrutti, sprofondati nell'Oblio per un istante di distrazione, per un imprevisto, per la disfunzione di una stolta macchina. Parole che nessuno, nemmeno Plutone, potrà più recuperare. Il cimitero virtuale in cui sono sepolte è un oceano di rumore assordante. Da questo filtraggio quantistico nulla potrà più riemergere. Nulla. Piango e maledico. Lancio strali contro la funesta coincidenza, contro l'opera del Disgregatore di Memorie. Nulla potrà vincere questa formattazione che ha fagocitato l'urlo di dolore del mio universo solipsistico e monadico. Ma una cosa è certa: i tecnici lobotomizzati che sono responsabili di tutto ciò diverranno cibo per l'Abisso di Bruchi di Asuralok.

29/07/10

Abisso a perdita d'occhio

Non esiste confine a questa notte eterna. Nemmeno un atomo di idrogeno. Nulla. Il Nulla Assoluto. Vuoto pneumatico al di là di ogni immaginazione, nessuna scienza criptoquantistica è mai riuscita a descrivere qualcosa di simile. Nemmeno i deliri dei Mistici Nichilisti sono riusciti a rendere l'idea. Siamo soltanto noi tre, prigionieri di questo scafo, composto da una lega metallorganica in grado di resistere alle condizioni più estreme. Quando i protoni e i neutroni si sfalderanno, decomposti dalla morte stessa degli Eoni, noi saremo ancora qui, polvere di scheletro all'interno di questo guscio solipsistico, di questo acciaio anentropico incapace di comunicare con l'esterno. I nostri giorni proseguono come un vuoto ripetersi di routine immutabili. A volte ho quasi il pensiero che i nostri flussi cognitivi non possano deviare dall'alveo imposto dalla programmazione primordiale che ci condiziona. Eppure avverto delle scosse ogni tanto. Saranno soltanto illusioni? Come l'impiegato che rinchiuso nel suo loculo all'interno di un condominio infinito si era convinto di poter sentir freddo quando regnava l'afa, perché con la mente era in grado di evocare le sensazioni di ricordi del freddo subito anni prima. Quello stesso impiegato che si gettò nel vuoto per seguire gli stati alterati primaverili con cui Azathoth l'aveva sedotto. Noi non siamo così fortunati. Siamo il gheriglio di una noce alchemica, alla deriva in una vastità assolutamente insondabile. Non possiamo nemmeno comunicare con la Casa Madre che ci ha inviati qui. Sto arrivando alla conclusione che il nostro stesso essere non sia altro che un illusorio tremolio in questo noumeno fallace. Siamo i Morti, veniamo dal Nulla.